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Quando il seno è asimmetrico, non solo bisturi

La simmetria è sin dall’antichità considerata un elemento di armonia e bellezza, sembra che l’occhio e il cervello umano siano attratti e traggano piacere dalla visione di elementi simmetrici siano essi volti o opere d’arte. Nella civiltà occidentale quindi è un criterio estetico consolidato se non proprio un valore. Per il cervello umano tutto deve essere al proprio posto, e perfettamente uguale se è in coppia. Siamo talmente abituati a questo che l’asimmetria ci disturba, in fondo ci destabilizza anche se dobbiamo mettere in conto un pizzico di irregolarità nel corpo umano. Anche la persona più bella avrà sempre un occhio di pochi millimetri più grande, un sopracciglio più alto, una mano più grande. Vale anche per il seno femminile ovviamente ma se la differenza è marcata, facile che determini un disturbo e metta in crisi l’immagine di sé, quella più profonda legata alla femminilità e alla seduzione. Faccenda di non poco conto visto che su questo aspetto, quello di piacere ed essere attraenti, la Natura ci ha gettato le basi dell’evoluzione.

Il seno asimmetrico è un cruccio che interessa il 10% delle donne, ma si tende ad intervenire solo quando la differenza tra le due mammelle è di almeno una taglia. Per imperfezioni meno visibili si consigliano esercizi specifici da fare in palestra per rinforzare il muscolo pettorale, sessioni di nuoto e reggiseni ad hoc. Oppure è possibile ricorrere ad una tecnica mini invasiva di chirurgia plastica molto in voga, il lipofilling, in cui si utilizza il grasso della paziente prelevato da una zona del corpo ‘donatrice’ come addome o cosce, che viene purificato e re iniettato nel seno più piccolo per rimodellarlo e portarlo alla dimensione dell’altro. Il tutto con un risultato molto naturale ma un rischio non sempre calcolabile di riassorbimento del grasso e quindi di dover intervenire una seconda volta.

Quando invece la differenza supera una taglia solo il bisturi può garantire soddisfacenti per le diverse situazioni: dai seni piccoli e asimmetrici in cui alla differenza strutturale si desidera correggere anche la taglia con l’inserimento di protesi alla situazione in cui un seno è normale e l’altro è o molto più piccolo o molto più grande. Nel primo caso quindi si usa una protesi per portare il seno più piccolo alle dimensioni di quello normale e nel secondo si procede ad una mastoplastica riduttiva monolaterale  che in alcuni casi prevede il riposizionamento della mammella che è scesa in quella condizione che viene chiamata ‘ptosi’.

I risultati? Soddisfacenti, con un miglioramento dell’asimmetria anche notevole, attenzione però alle aspettative eccessive. In questa particolare condizione occorre un buon dialogo preoperatorio per far capire che in questi casi è difficile raggiungere la perfezione, anche se la scelta della corretta tecnica chirurgica e, quando serve, della protesi più adatta può rappresentare una vera svolta e un miglioramento sostanziale nella qualità di vita della paziente, nella sua autostima e nelle sue relazioni.